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Illustrazione sul tema dell’allenamento personalizzato con la domanda “Questo allenamento tiene conto di me?”
Federica Accio
Con Federica Accio

Anti Personal Trainer · Metodo Informaconfede

MOVIMENTO E SALUTE

Ho paura di allenarmi: come scelgo un percorso adatto a me?

“Ho la diastasi e ho paura di peggiorarla.” “Quando salto perdo qualche goccia di pipì.” “Dopo il cesareo vorrei ripartire, ma non so da dove.” Situazioni diverse, con una domanda in comune: questo allenamento tiene davvero conto di me?

RISPOSTA BREVE

Non esiste un allenamento giusto per tutte.

Se hai una condizione diagnosticata, un sintomo o stai attraversando una fase particolare della tua vita, il punto non è cercare una lista infinita di esercizi vietati.

È capire quali informazioni deve considerare il tuo percorso e sapere quando l’allenamento può essere adattato e quando, invece, serve prima una valutazione sanitaria.

SCEGLI DA DOVE PARTIRE

Quale di queste domande è anche la tua?

L’articolo è diviso in sei situazioni. Puoi leggerle tutte oppure partire direttamente da quella che ti riguarda di più.

01 · DIASTASI

Ho la diastasi: devo evitare gli addominali?

Non esiste una lista universale di esercizi vietati: contano punto di partenza, esecuzione e progressione.

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02 · PAVIMENTO PELVICO

Quando salto, perdo qualche goccia di pipì

Cambiare esercizio potrebbe non bastare: le perdite urinarie meritano un approfondimento.

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03 · POST-PARTUM

Dopo il cesareo vorrei ripartire. Ma da dove?

La ripresa non dipende soltanto dal tempo trascorso: deve tenere conto anche del tuo recupero.

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04 · ENDOMETRIOSI

Il mio allenamento può adattarsi alle giornate diverse?

Sintomi e tolleranza possono cambiare: non tutte le giornate devono necessariamente essere uguali.

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05 · LIPEDEMA

Voglio allenarmi senza ignorare il mio dolore

Allenarsi non dovrebbe significare ignorare quello che senti pur di completare una scheda.

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06 · OSTEOPOROSI

Ho l’osteoporosi: devo avere paura dei pesi?

Il punto non è semplicemente “pesi sì o no”, ma scegliere carichi e progressioni appropriati.

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PARTE 1

Sei situazioni. Sei domande diverse.

Non sono la stessa cosa e non richiedono la stessa risposta. Ma tutte aiutano a capire perché una scheda non dovrebbe ignorare la persona che deve seguirla.

01 · DIASTASI 1 di 6

“Ho la diastasi e ho paura di peggiorarla”

Con la diastasi addominale è comune cercare subito una lista di esercizi “permessi” e “vietati”.

Ma le linee guida disponibili non individuano un unico protocollo di esercizio valido per tutte.

Anche la ricerca sugli esercizi addominali invita a evitare semplificazioni: non basta il nome di un esercizio per stabilire se sia adatto oppure no.

Contano il modo in cui viene eseguito, il livello di partenza, la progressione e la risposta della persona.

La domanda utile

Non soltanto “posso fare addominali?”, ma “quale lavoro ha senso per me, oggi?”

02 · PAVIMENTO PELVICO 2 di 6

“Quando salto, perdo qualche goccia di pipì”

Le perdite urinarie durante salti, corsa o altri sforzi non sono un dettaglio da ignorare pur di finire una seduta.

In questo caso la personalizzazione dell’allenamento non sostituisce l’inquadramento del problema.

Le linee guida sul pavimento pelvico prevedono percorsi specifici e supervisionati quando indicati.

La domanda utile

Non soltanto “quale esercizio tolgo?”, ma “devo farmi valutare prima di decidere come proseguire?”

03 · POST-PARTUM 3 di 6

“Dopo il cesareo vorrei ripartire. Ma da dove?”

Dopo un cesareo non conta soltanto quanti giorni o mesi sono passati.

Conta anche come procede il recupero, come risponde il corpo all’attività e se sono presenti sintomi che meritano un approfondimento.

Le indicazioni più recenti sul post-partum parlano infatti di una ripresa graduale, individualizzata e guidata anche dai sintomi.

La domanda utile

Non “quando posso tornare come prima?”, ma “qual è un punto di partenza coerente con il momento in cui sono?”

04 · ENDOMETRIOSI 4 di 6

“Ho l’endometriosi. Non tutti i giorni sono uguali”

Con l’endometriosi può cambiare molto il modo in cui vivi il movimento da un giorno all’altro.

Questo non significa che l’esercizio sia sempre da evitare, né che esista un allenamento capace di curare la condizione.

Significa, piuttosto, che sintomi, tolleranza allo sforzo e indicazioni dei professionisti che ti seguono possono diventare informazioni importanti nella scelta e nell’adattamento dell’attività fisica.

La domanda utile

Il mio allenamento può tenere conto del fatto che non tutte le giornate sono uguali?

05 · LIPEDEMA 5 di 6

“Ho il lipedema e non voglio ignorare il mio dolore”

Nel lipedema il movimento può fare parte di una gestione più ampia, ma non dovrebbe essere presentato come una soluzione unica o come il modo per “eliminare” la condizione.

La letteratura disponibile sostiene un approccio che tenga conto della situazione individuale e della tolleranza della persona.

Anche qui, quindi, il punto non è allenarsi a ogni costo.

La domanda utile

Come scelgo un percorso che non ignori quello che sento?

06 · OSTEOPOROSI 6 di 6

“Ho l’osteoporosi e ho paura di usare i pesi”

Avere una fragilità ossea non significa automaticamente dover evitare il lavoro muscolare.

Al contrario, le raccomandazioni sull’osteoporosi includono attività di rinforzo, equilibrio e lavoro posturale.

Ma carichi, esercizi e progressione devono avere senso rispetto alla storia della persona, soprattutto in presenza di fratture o altre condizioni che richiedono precauzioni specifiche.

La domanda utile

Non “pesi sì o pesi no?”, ma “da dove inizio io?”

IL PUNTO

Situazioni diverse.
Una domanda in comune.

Diastasi, perdite urinarie, recupero dopo un cesareo, endometriosi, lipedema e osteoporosi non sono la stessa cosa.

Non hanno la stessa causa e non richiedono lo stesso tipo di intervento.

Ma quando si parla di allenamento,
tutte portano a una domanda:

Questo allenamento
tiene conto di me?

PARTE 2

Dalla domanda alla scelta

Se non esiste una risposta uguale per tutte, allora vale la pena capire cosa significhi davvero personalizzare un allenamento.

Cosa significa personalizzare

Personalizzare non significa promettere di curare tutto

Questo per me è un punto importante.

Un allenamento personalizzato resta un allenamento.

Non sostituisce una diagnosi, una visita, una fisioterapia o una riabilitazione quando queste sono necessarie.

Personalizzare significa usare le informazioni disponibili per costruire un lavoro più coerente con la persona.

Il tuo livello

Da dove stai realmente partendo.

I tuoi obiettivi

Che cosa vuoi costruire attraverso il movimento.

Le tue esigenze

Tempo, attrezzatura, difficoltà e possibilità reali.

Le indicazioni ricevute

Quando presenti, fanno parte delle informazioni da rispettare.

Non una scheda alla quale devi adattarti tu. Un percorso che parte da te.

IL MIO APPROCCIO

Come nascono i miei Antiallenamenti Personalizzati

Se scegli un Antiallenamento Personalizzato, il punto di partenza sono le informazioni che mi dai.

Non parti da un percorso già pronto da scegliere.

Parto io dalla tua situazione per costruire il lavoro: livello, obiettivi, attrezzatura disponibile, esigenze e informazioni utili a capire quale proposta abbia senso per te.

01

Mi racconti da dove parti

Raccolgo le informazioni utili sul tuo livello, obiettivi ed esigenze.

02

Costruisco il lavoro

Gli esercizi vengono combinati partendo dalle informazioni che mi hai dato.

03

Il percorso parte da te

Non sei tu a doverti incastrare dentro una scheda già pronta.

Una distinzione importante

Se hai una diagnosi, sintomi o indicazioni cliniche, queste non diventano una diagnosi da parte mia: diventano informazioni da rispettare, insieme al lavoro dei professionisti sanitari quando necessario.

DA PORTARTI VIA

La prossima volta che scegli un allenamento…

Prima di chiederti se riuscirai a finirlo, prova a farti una domanda diversa.

Questo allenamento
tiene conto di me?

Se la risposta è “non lo so”, forse vale la pena fermarti un momento. Non per avere paura del movimento, ma per scegliere con più consapevolezza da dove partire.

QUANDO L’ALLENAMENTO NON BASTA

Quando chiedere supporto sanitario

Se hai dolore importante o persistente, perdite urinarie, senso di peso pelvico, sintomi nuovi o in peggioramento, oppure dubbi legati a una condizione diagnosticata, confrontati con un medico o con un professionista sanitario competente.

L’allenamento può essere parte del percorso, ma non deve prendere il posto di una valutazione clinica quando serve.

PER APPROFONDIRE

Fonti e approfondimenti

IL TUO PUNTO DI PARTENZA

Questo allenamento tiene conto di te?

Se ti sei riconosciuta in una o più di queste domande, scopri come funzionano i miei Antiallenamenti Personalizzati: non una scheda alla quale adattarti, ma un percorso che parte dalle informazioni che mi dai.

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